Biografia Marcello Gallian

Marcello Gallian nasce a Roma il 6 aprile 1902 e qui muore il 19 gennaio 1968. La sua vita è segnata fin dall’adolescenza dall’anticonformismo e da un’inesausta ricerca di indipendenza, anche nei confonti della famiglia (il padre era un diplomatico e Console Generale di Turchia) e dei suoi modelli di vita borghesi e agiati. Ma quando questa cade in disgrazia in seguito alla guerra di Libia e perde all’improvviso tutti i propri averi, Marcello viene mandato in collegio, nel convento di Santa Trinità a Firenze, dove prende i voti semplici. A diciassette anni abbandona la carriera ecclesiastica per seguire D’Annunzio a Fiume. Entusiasta delle prese di posizione fasciste, si unisce ai sansepolcristi e marcia su Roma (1922) fiducioso in una rivoluzione che riscattasse “la gente”, il popolo, dalla borghesia corrotta ed élitaria. Curioso dei vivaci fermenti intellettuali d’avanguardia dell’Europa contemporanea, Gallian costituisce la Compagnia del Teatro dei Giovani e partecipa attivamente all’attività del Teatro degli Indipendenti di Anton Giulio Bragaglia, dove mette in scena La casa di Lazzaro, commedia rappresentata nel febbraio del 1929 con un discreto successo di pubblico e critica. Altre opere teatrali: Tre atti, rappresentata in tutta Italia dalla Compagnia Tamberlani e, successivamente, Incidente al Vulcano, con il quale ottiene il Premio Napoli. Massimo Bontempelli, fra i primi critici a notare la sua scrittura, lo ospita nella sua rivista “900” e tra i due si instaura un rapporto di collaborazione sincera, testimoniato anche dalla prefazione scritta da Bontempelli per il Dramma nella latteria (1928).
Di questo periodo sono i primi romanzi, fra cui Vita di uno sconosciuto del ‘29, Pugilatore di paese, Premio Mediterraneo del ‘32.
L’enfant terrible della nostra letteratura degli anni Trenta non si ferma neanche di fronte alle regole imposte dal Fascismo e attacca il Regime con Colpo alla borghesia e con tematiche scabrose e modelli esistenziali molto equivoci e provocatori.
Nel 1934 si aggiudica ex aequo il Premio Viareggio con Comando di tappa, cui segue la pubblicazione de Il soldato postumo e, nel 1935, di Bassofondo. Il romanzo, censurato da Mussolini stesso, al termine di una lunga trattativa, esce finalmente, ma mutilato degli ultimi capitoli (con protagoniste delle prostitute) e cambiato nel titolo, In fondo al quartiere (1936). Gallian accusa il colpo con profonda amarezza. Il Fascismo al potere gli appare solo una pallida ombra del lontano ideale in cui aveva creduto. Vinto nel fisico ormai semiparalizzato, resta lucidissimo nello spirito e ricomincia a scrivere. Prolifica questa fase in cui vedono la luce Tre generazioni e, successivamente, Il monumento personale (1939), Gente di squadra (1941) e Alba senza denaro (1943).
Nel dopoguerra resta isolato dal mondo intellettuale e artistico, ma non si arrende e continua a scrivere, spesso anche sotto falso nome, e inizia a dipingere (inizio anni Quaranta).
Da questo momento in poi la pittura diventa per Gallian il linguaggio artistico preferito, capace di esprimere un ideale di rivolta e di rinascita anti-borghese mai sopiti, attraverso un taglio esasperato ed espressionista, la deformazione dei corpi e della realtà contemporanea.
Amico devoto di scrittori quali il citato Bontempelli, ma anche Ungaretti, De Feo e Bilenchi, nell’epoca post-bellica si lega all’ambiente pittorico romano del tonalismo e dell’espressionismo figurativo: Scipione, Avenali, Guttuso, con il quale mantiene un rapporto sempre conflittuale, Zavattini e Fazzini, amici sinceri, Afro, ecc. Anche sotto l’influenza di questi artisti la sua pittura diviene più intrigante e severa, fortemente cromatica e deformante.

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Marcello Gallian nel suo studio tra i suoi quadri.