La deformazione della realtà

MARCELLO GALLIAN (1902-1968)

La deformazione della realtà

 

Luogo: Roma, Complesso dei Dioscuri al Quirinale, via Piacenza 1
Inaugurazione mostra: lunedì 14 ottobre 2013, ore 18,30
Durata: fino al 24 ottobre 2013
Comitato scientifico: Paolo Buchignani, Renzo Cremante, Umberto Carpi, Silvana Cirillo, Claudio Crescentini, Cesare de Michelis, Giampiero Gallian, Walter Pedullà, Nicoletta Trotta.

 

Presentazione

In occasione del centodecimo anniversario della nascita di Marcello Gallian, si è realizzata la prima Mostra antologica delle sue opere pittoriche, promossa e organizzata da Giampiero Gallian, a cura di Silvana Cirillo e Claudio Crescentini.
Scrittore, commediografo, dagli anni quaranta inoltrati, si dedicò alla pittura continuativamente.
Un Convegno di Studi ed una Mostra documentaria (17 dicembre 2008-17 gennaio 2009) gli furono dedicati dalla Università degli Studi di Pavia (Fondo Manoscritti), nel Salone Tiresiano della Biblioteca Universitaria, dal titolo “L’Avanguardia radicale di Marcello Gallian”, con la partecipazione  di studiosi quali: Renzo Cremante, Cesare de Michelis, Umberto Carpi, Mauro Bignamini, Paolo Buchignani, Franco Contorbia, Silvana Cirillo, Nicoletta Trotta, Anna Modena, Franco Capecchi. Convegno che ha delineato e chiarito alcuni momenti della vicenda politica e letteraria di Marcello Gallian, autore assai fecondo in ambito narrativo e teatrale, oggi quasi dimenticato, sia come scrittore sia come esponente del cosidetto “fascismo di sinistra”. Marcello Gallian ha scritto trentasei libri, tra i quali Il soldato postumo, Comando di tappa (premio Viareggio 1934), Nascita di un figlio, Pugilatore di paese, Bassofondo, censurato e ritirato dal fascismo, ed uscito un anno dopo con molteplici mutilazioni con il titolo In fondo al quartiere. Bassofondo è stato ristampato, nel 2012, da Marsilio; La donna fatale, Tempo di pace, Monumento personale, Quasi a metà di una vita.
Scrisse per il teatro degli Indipendenti di A. G.Bragaglia La casa di Lazzaro (1929) con successo di critica e di pubblico, e la commedia Tre atti che ebbe, come la precedente, fastidi dalla gerarchia fascista.
Sibilla Aleramo ha scritto «Lei è il solo scrittore italiano che qualche volta invidio” ed Enrico Falqui nell’antologia Scrittori nuovi (1930) lo definì “il più ribelle ed emancipato degli scrittori contemporanei».

Massimo Bontempelli gli dedicò la prefazione per Il dramma nella latteria (1928) e per La nascita di un figlio (1929). Per la sua creatività, lo definì «il più interessante e originale dei giovani Scrittori». Anche il poeta Giuseppe Ungaretti lo apprezzò particolarmente «per l’eleganza con cui il suo narrare avanzava e di furia». Nella postfazione della ristampa, nel 1988, del libro Il soldato postumo, Cesare De Michelis annotò: «nella letteratura italiana novecentesca non è facile trovare altre voci così lucidamente e disperatamente attente a quello che è stato il tradimento della rivoluzione, non tanto preoccupandosi dei meschini vantaggi dei molti opportunisti, che pure Gallian descrive con graffiante sarcasmo, quanto piuttosto interpretando lo stato d’animo di chi è rimasto imprigionato tra i furori entusiastici, le passioni travolgenti, gli ideali ribaldi di una sola stagione, ed è paradossalmente costretto, lui che vorrebbe slanciarsi in avanti perché la rivoluzione non muoia, a immalinconirsi in nostalgici rimpianti».
«È come accettare il mondo poetico di Giotto, rifiutandone il suo linguaggio pittorico» (Curzio Malaparte).
«Gallian, ai miei occhi, si è lasciato dietro Barbusse di qualche spanna.
E quando la febbre non gli deforma l’immagine, questa è precisa, sincera sino alla brutalità» (Indro Montanelli).
«Se i temi d’eccezione saranno sempre prediletti, la sua fantasia si farà contrita ed umana: ne sentiamo il presagio in rare annotazioni estatiche e crepuscolari» (Cesare Zavattini).
«Tutte le figure di Gallian vivono una vita prima, vivono la loro vita interamente» (Domenico Meccoli).
«Marcello Gallian è pittore di immagini inconfondibili, clandestinamente denudate e rivestite della loro stessa pelle, con adiposi panneggi, con dolorose e comiche sbracature» (Federico Sinibaldi).

«Generoso, affettuoso, fazioso, entusiasta, scintillante di estri, egli ha conquistato un posto duraturo nelle nostra storia letteraria. E ora sta diventando anche un grande pittore? Dicono di sì» (Diego Calcagno).
«Le sue opere ci fanno pensare agli espressionisti tedeschi, a Grosz, stemperatosi nella satira di un Maccari» (Il Tempo, 1962).
«In questo erompere, sgorgare, dilagare di forme, colori, luci, che paiono spremute con spasimo, le deformazioni dei nudi femminili, le smorfie dei volti umani, le dense materie cromatiche in disfacimento trovano un significato che le giustifica appieno» (Giornale d’Italia, 25 aprile 1960).

Per le vicissitudini politiche pre e post ultima guerra, con la conseguente caduta del fascismo, per i suoi sia pur burrascosi trascorsi fascisti fu isolato dall’ambiente intellettuale e ridotto ad una vita di stenti con la sua numerosa famiglia (moglie e sei figli).

Giampiero Gallian

 

OPERE LETTERARIE

 

Un dramma nella latteria (1926); I segreti di Umberto Nobile (1928); La Donna fatale (1929); Vita di sconosciuto (1929); Nascita di un figlio ed altri Scritti (1929) con prefazione di M. Bontempelli; Pugilatore di paese (1931); Una vecchia perduta (1933); Comando di tappa (1934); Tempo di pace (1934); Il soldato postumo (1935), ristampato nel 1988, con postfazione di C. De Michelis, Marsilio; Racconti per la gente (1936); Bassofondo, ritirato dal governo fascista e ristampato con tagli notevoli nel 1936, è stato ristampato da Marsilio nel 2012; Tre generazioni (1936); Quasi a metà di una vita (1937); Racconti fascisti (1938); Il monumento personale (1939); Dopoguerra (1939); Combatteva un uomo (1939); Primo diario (1941); Alba senza denaro (1943); Gente di squadra (1941); Il ventennale (1941); Villa con albergo (Corriere della sera 1995)

 

ALCUNE NOTE CRITICHE

 

A. Bocelli, Romanzi di Gallian, in L’Italia letteraria, n. 48 (1931); R. Bilench, Intervista con Marcello Gallian, in quadrivio n. 9 (1935); E. Radius, in Corriere della Sera (8 giugno 1935); F. Virdia, Lunga nota in Quadrivio n. 32 (1936); A. Gatto, Marcello Gallian, in Letteratura (1937); G. Bellonci, in Giornale d’Italia (22 dic.1940); E. F. Accrocca, in Ritratti su misura (1960); L.Trucchi, in La Fiera Letteraria n. 18 (1960); U. Moretti, La Repubblica delle lettere, in La Settimana Incom (1960); F. Gambetti, Gli anni che scottano, Mursia (1967); R. Jacobbi, in I contemporanei (1974); P. Buchignani, Marcello Gallian: La battaglia antiborghese di un fascista anarchico (1984); C. De Michelis, postfazione a Il Soldato postumo (1998); S. Cirillo, Fantastici surrealisti e realisti magici, nella Storia generale della letteratura Italiana, Motta, Vol. II (2000).

 

Comunicato Stampa

Una grande mostra dedicata a Marcello Gallian sarà realizzata a Roma, promossa e organizzata da Giampiero Gallian, a cura di Silvana Cirillo e Claudio Crescentini.
In esposizione circa settanta dipinti su tela e su tavola, mai esposti in precedenza insieme ad una selezionata documentazione (carte autografe, lettere, fotografie, ecc.) proveniente dal “Fondo Gallian”, conservato nel Fondo Manoscritti dell’Università di Pavia.
Scrittore, drammaturgo, pittore, Marcello Gallian è oggi un artista pressoché dimenticato, ma che merita una rilettura per la spregiudicatezza e lo sperimentalismo del suo linguaggio artistico. Nonostante l’adesione appassionata alla prima fase del Regime, in realtà la irriverenza dei suoi romanzi e modelli umani e le prese di posizione socio-culturali, furono così lontane da quelle manifestate e imposte dal Fascismo , che ne subì spesso la censura, come nel caso dell’opera teatrale La scoperta della terra (1930), che vide solo pochissime repliche, o in quello del romanzo Bassofondo (1935), da Mussolini mutilato degli ultimi tre capitoli, che uscì con un linguaggio”purificato” e con il titolo ben più anonimo di In fondo al quartiere.
Attivissimo nel mondo dell’avanguardia romana degli anni Venti e Trenta, su Gallian hanno scritto, con vivo apprezzamento, molti critici e intellettuali, da Enrico Falqui, di cui le lettere con Gallian sono conservate nell’ “Archivio del ’900” della “Sapienza” Università di Roma, a Giuseppe Ungaretti, da Curzio Malaparte e Indro Montanelli a Sibilla Aleramo, Cesare Zavattini e, sopra a tutti, Massimo Bontempelli che lo inserì fra gli artisti di “900”.
Nel dopoguerra Gallian restò isolato dal mondo intellettuale della prima Repubblica, soprattutto perché, in vista della ricercata pacificazione nazionale, si andavano dimenticando molte personalità artistiche ancora scopertamente anarchiche e rivoluzionarie, come lui.
Le sue opere pittoriche risultano in linea con il linguaggio cosiddetto “degenerato” e grottesco dell’espressionismo e affini al colorismo esasperato di Scipione, del primo Scialoja.
Negli anni Quaranta-Cinquanta, amico sincero di Afro, Avenali, Fazzini, Mafai, Rosai e Zavattini, Gallian ha sempre perseguito, anche in pittura, una ricerca autonoma e anarchica di un modello espressivo diverso, “altro” rispetto all’estetica borghese e all’accademia.
Cinque le sezioni tematiche in cui è suddivisa la mostra che rispecchiano i temi figurativi centrali delle opere di Gallian: 1. Le prime impressioni pittoriche; 2. Le donne di Gallian; 3. Le prove di Crocifissioni; 4. Al Circo con Gallian; 5. Andamenti domestici. Fra queste spiccano, sia per qualità che per quantità, i dipinti che Gallian ha dedicato alle donne, suo tema preferito e alle “Donne perdute”, come si diceva all’epoca, forme distorte da colori violenti, tratti marcati ed essenziali di una tragicità urlata e senza parole.
Alla giornata inaugurale è abbinata una tavola rotonda su Gallian scrittore e pittore, alla quale parteciperanno, oltre ai curatori, Paolo Buchignani, Renzo Cremante, Cesare de Michelis, Nicoletta Trotta.

 

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